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Genitori diseducati

Genitori “diseducati”

Questa mattina aprendo il giornale mi sono imbattuto nella solita storia di genitori protagonisti di comportamenti violenti alla partita di pallone dei propri figli. Ormai la notizia non rappresenta più un caso o un episodio sporadico quanto, piuttosto, una sorta di malaugurata ricorrenza, esempio non solo di violenza gratuita ma chiaro esempio di genitori “diseducati”. Non mi interessa tanto farmi paladino di fin troppo scontati giudizi di condanna. Sono scontati, oltre che chiaramente giustificati. Vorrei, invece, capire. Ma cosa provoca tutto ciò ? Cosa provoca l’esplosione di tanta ferocia dove dovrebbe, invece, esistere positività in un momento che dovrebbe essere di gioia ?

Siamo al cospetto di genitori che io sono solito definire “diseducati” perché ormai il termine “maleducati” è talmente usato e strausato che, ormai, non crea nessuna emozione nel pronunciarlo. L'esodo di genitori grotteschi che vagano e imperversano su campi sportivi, tribune e aule continua disagevolmente e senza sosta. Sempre più spesso sentiamo notizie di genitori prepotenti che interferiscono senza pietà nelle vite e nelle arene dei loro figli, così come spesso sentiamo di genitori che prendono a pugni gli insegnanti con le mani tese come nelle scene spaventose del ring. Una piaga sociale senza tempo e logica. Soprattutto nello sport, il verbo più usato da molti genitori nelle partite dei bambini è protestare, seguito da urla, urla, minacce, sommosse e percosse.

Consentire ai bambini di sperimentare il fallimento è un'esperienza di apprendimento e un modo per perseverare e la chiave per comprendere le sfide. I genitori hanno sempre svolto un ruolo importante nella crescita sportiva ed educativa dei propri figli, affinché le esperienze sportive e formative siano positive ed educative. Il lavoro di un genitore è sempre stato e continuerà ad essere quello di incoraggiare e sostenere l'atleta e lo studente a sentirsi sicuri di poter provare e ovviamente fallire. dall'esperienza. Se il fallimento di un bambino spaventa i genitori violenti, può causare loro problemi psicologici Oggi vediamo sempre più casi in cui madre e padre vogliono cambiare le figure formative, diventando protettive nei confronti del figlio, ma quando falliscono, la rabbia porta ad atti violenti.

Gli studi hanno dimostrato che i genitori che hanno aspirazioni atletiche per i propri figli, dove l'obiettivo è lo sviluppo delle abilità e dove gli errori sono considerati parte del processo di apprendimento, preferiscono esperienze educative realizzabili. Al contrario, coloro che si sforzano di dimostrare un livello di abilità superiore rispetto agli altri, e per i quali un errore è sintomo di incompetenza, aprono la strada a una bassa autostima a livelli di stress più elevati. Altri studi in letteratura indicano che i minori esposti a pressioni hanno effetti negativi quali aumento dell'ansia da prestazione, paura del fallimento e spossatezza atletica; sindrome psicofisiologica.

Attenzione, il pericolo è che il bambino possa sentirsi amato e valorizzato solo in relazione ai traguardi raggiunti, il che ha conseguenze a vari stadi di sviluppo fino ad un livello molto alto di abbandono dello sport, ad es. il fenomeno dell'abbandono precoce che tutti i genitori temono e di cui molti sono responsabili.

Quand'è che i genitori prepotenti capiranno che intervenendo violentemente nella protezione del loro bambino, stanno intaccando la loro autostima? Se è vero che in alcuni casi è necessario l'intervento dei genitori, è altrettanto importante che i figli affrontino le situazioni confrontandosi in modo civile, ma per farlo devono avere dialogo e apertura mentale. Danneggiare quello che dovrebbe essere un sano momento di aggregazione sociale non può restare impunito, ma ancora più importante è intervenire culturalmente su generazioni di genitori chiaramente frustrati e diseducati.

Ci troviamo spesso in presenza di famiglie disfunzionali ma per fortuna che spesso sono i piccoli a fare gli adulti e richiamano i genitori “all’ordine”.

Studio legale casale & Partners

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