info@avvocatogiannicasale.it +39 059.535613

Il Patto di Lealtà Genitoriale : differenze rispetto al piano genitoriale

Il Patto di Lealtà Genitoriale : differenze rispetto al Piano Genitoriale

Proviene da Modena il primo segnale importante in aiuto delle coppie conflittuali che hanno scelto il Tribunale come sede delle loro soluzioni. Lo ha fatto il Magistrato sotto lo stimolo che ho posto in campo attraverso la proposta del Patto di Lealtà Genitoriale che, a dire il vero, è stata assecondata con vivo interesse anche dai legali della controparte, in una visione d’intenti che ha saputo esaltare un cammino di depotenziamento concreto e costruttivo per un futuro sereno per il minore.

A dire il vero lo stesso Tribunale aveva già colto lo stesso strumento anni fa ma in quel caso si trattava di una coppia che aveva scelto di separarsi consensualmente per cui avevo incontrato lo scetticismo dei soliti “negazionisti” che avevano preso lo spunto per minimizzare il risultato proprio per le modalità condivise della scelta della procedura ignorando (per mancata conoscenza del lavoro precedentemente svolto in studio) che per arrivare a quel risultato condiviso era stato necessario un approfondito lavoro di mediazione tra le mure del mio studio.

Adesso questo non si potrà più dire perché le mura sono state quelle della stanza del magistrato. Davanti a lui. In un’udienza presidenziale dalle modalità non sempre inizialmente condivise. Alla fine, però, lo strumento ha preso il sopravvento con la forza di quei principi di etica e di condivisione che lo permea e la coppia ha virato verso una trasformazione del procedimento con soddisfazione di tutti, Collegio compreso.

Voglio essere chiaro: non si tratta del Piano Genitoriale; quello è un'altra cosa. Il Piagno genitoriale è quell’atto previsto dalla nuova riforma Cartabia che all’art. 473bis.12 ult. comma che onera le parti di rappresentare al giudice una descrizione degli impegni quotidiani del minore, i suoi ritmi di vita e le aspirazioni future per permettere al magistrato d’inquadrare le ipotesi di calendarizzazione cercando di “mettere tutte le pedine al posto giusto”.

Il Patto di Lealtà Genitoriale è, invece, un vero e proprio impegno dei genitori di concordare modalità e comportamenti etici (fino ad oggi sconosciuti al mondo del conflitto famigliare) fissati sulla carta ed immutabili (questa la grossa novità ed importanza proprio perché principi e non aspetti gestionali) ma che vanno necessariamente ad incidere ed influire sugli accordi quotidiani per la gestione dei minori.

E’ un qualcosa che viene inserito a tutti gli effetti nel corpo dell’accordo e passa il vaglio del Pubblico Ministero, oltre che del Collegio, ma a differenza dei semplici accordi il Patto rimane immutabile e costituisce il punto di partenza per le future decisioni che riguardano i minori senza la possibilità fraintendimenti o strumentalizzazioni delle condizioni assunte.

E’ uno strumento che fa parte del Progetto Anthea di cui sono l’ideatore e promotore dal 2016 che mette i minori al centro e che ha proposto l’adozione di modalità di collaborazione tra i genitori attraverso l’adozione dell’App dedicata e scaricabile nei vari store (Ios e Goolgle). Lo strumento tecnologico è stato usato con grande soddisfazione da famiglie che ne hanno apprezzato l’utilità e che ha in serbo soluzioni a dir poco futuristiche. Attualmente l’applicazione è in sede di revisione e re-finanziamento dal momento che i costi sono importanti e non sono tali da essere sostenuti ancora senza un importante supporto imprenditoriale.

Lo sforzo che ho sostenuto in proprio, tuttavia, è servito per permettere alla versione base di essere usata e valutata come strumento innovativo, utile e fortemente decongestionante nei rapporti famigliare anche laddove, in modo del tutto innovativo, permette la possibilità di monitoraggio in tempo reale dell’andamento dei comportamenti tra le parti a vantaggio anche di decisioni o valutazioni in tempo reale.
Ad oggi anche il Tribunale di Reggio Emilia ha accolto il Patto di Lealtà Genitoriale e so che anche in altri Tribunali viene visto con grande attenzione ed alcuni Colleghi lo stanno proponendo ai loro clienti.
Quello che posso affermare (essendo stato coinvolto da sette anni nello sviluppo e divulgazione di questo progetto) che la possibilità di uscire da un’atavica rassegnazione esiste così come esistono gli strumenti per farlo nella prospettiva a lungo termine di mutare una cultura becera che ritenga il conflitto quale unica foce di una coppia separanda.

Avv. Gianni Casale

leave a comment