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L’ Ascolto del minore

L’ Ascolto del minore

La Riforma Cartabia è ormai sulla scrivania di ogni avvocato, di ogni magistrato e, mi auguro, anche sui tavoli degli Assistenti Sociali se non altro per l’augurio della presa di coscienza delle novità che li riguardano all’interno dell’art. 473bis.27 in punto alle modalità di lavoro che devono rispettare nel momento in cui si avventurino “in valutazioni formulate dagli operatori che, ove aventi oggetto profili di personalità delle parti, devono essere fondate su dati oggettivi e su metodologie e protocolli riconosciuti dalla comunità scientifica, da indicare nella relazione”.

Francamente sono alla finestra per comprendere quale sarà il livello di interazione tra le disposizioni dell’art. 473bis.4 sull’ascolto del minore e quello del “solito incarico agli assistenti sociali” dell’art. 473bis.27. Nelle intenzioni della cartabiana riforma è possibile individuare il tentativo spingere il magistrato ad una maggiore attività diretta di coinvolgimento con il minore; a dire il vero anche i Giudici onorari nei Tribunali dei Minorenni sono stati “depotenziati” essendo stati privati dell’ascolto dei minori (vedi art. 473bis.1 2 comma), ora previsti per o per il Collegio o per il giudice relatore nominato. Eppure la presenza dei Giudici Onorari furono previsti proprio per atavica decisione di avere in tali Tribunali figure professionali specializzate nell’ascolto dei minori.

Mi pare un controsenso rispetto alla ratio iniziale di cui, però, non mi dolgo dal momento che ho sempre ritenuto che la Magistratura avrebbe dovuto da sempre evolversi attraverso magistrati maggiormente addentro alle questioni dell’ascolto evitando un atteggiamento sclerotizzato eccessivamente delegante. Per cui va bene così.

Abbiamo detto che l’ascolto del minore diventa attività centrale e più preponderante rispetto a prima anche se permangono casi in cui i minori non debbano essere ascoltati. In tutti questi il magistrato è tenuto, quindi obbligato, a motivarne le ragioni: sulla casistica permane un certo scetticismo quando incontro nell’elenco il caso in cui l’ascolto possa essere in contrasto con l’interesse del minore o nel caso in cui questo si rifiuti (soprassediamo sui casi di impossibilità fisica o psichica, perché se quella psichica la posso capire quella fisica NO nemmeno se il minore sia sordo muto in quanto “qualcuno” che conosca il linguaggio dei segni lo si trova sempre!).

Tornando al caso di contrasto con l’interesse del minore mi piacerebbe sapere dal legislatore da cosa fosse ispirato quando ha pensato a tale evenienza. Al contrario penso che l’ascolto del minore non possa essere MAI contrario ad un proprio interessi se pensiamo, poi, alla disposizione del codice della stessa riforma che al comma 1 dello stesso articolo prevede che: “Le opinioni del minore debbano essere tenute in considerazione avuto riguardo alla sua età e al suo grado di maturità”.

Ma allora, questi minori vanno ascolti per dare importanza ai loro desideri o possiamo cassarne l’ascolto su, ancora una volta, l’interpretazione aprioristica dei “grandi”?. Se fossi un magistrato e, quindi, chiamato a decidere del futuro di una persona (soprattutto poi se un minore) io lo ascolterei sempre.

Che dire poi se un minore manifesta la volontà di non essere ascoltato ?!. Intanto occorre immaginarsi come un minore possa esprimere il proprio rifiuto dal momento che, probabilmente, non è nemmeno consapevole di quanto “gli sta girando intorno”, figuriamoci se riesce a discernere tra il bene di essere ascoltato ed il male di essere valutato. Me lo si spieghi !

Ad ogni buon conto io ritengo che già un rifiuto di tale portata debba mettere un attimo sul “chi va là” il Giudice ed incuriosirlo a tal punto che, invece, vadano studiate le proprie dinamiche di questo rifiuto che dovrebbe necessariamente essere approfondito.

Ma veniamo all’attività dei Servizi Sociali e gli oneri ad essi imposti: fino all’entrata in vigore della riforma mai una relazione portava in seno le modalità di approccio del loro lavoro e non era dato sapere in che modo erano giunti alle loro conclusioni. In pratica era così, punto e basta.

Impossibile il confronto. Se ci provavi venivi rimbalzato al magistrato perché “loro” rispondevano solo a lui. Per concludere voglio evidenziare un'altra grossa pecca della riforma che ha evidenziato sull’ascolto, ovvero la non automaticità del diritto alla presenza da parte dei difensori; questi potranno, infatti, partecipare solo se autorizzati dal Giudice, e state sicuri che a noi avvocati non faranno MAI partecipare come avveniva una volta e, quindi, non è cambiato proprio nulla e ci dovremo accontentare dei verbali redatti al Magistrato con la vicinanza di un professionista esperto.

Per concludere, quindi, termino che un vecchio proverbio a tutti noto: Ascolto del minore ? “Tra il dire ed il fare c’è di mezzo … UN OCEANO” !.

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