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Separazioni: ma perché vince il conflitto ?

Separazioni: ma perché vince il conflitto ?

Vi siete mai chiesti perché quando una coppia si separa buona parte delle volte le persone cadono nella trappola dello scontro giudiziario ?

Per un attimo provate ad immaginare di vivere in un mondo in cui non esitano né tribunali, né giudici e né avvocati; insomma un mondo in cui la vita venga scandita unicamente dal diritto naturale ovvero quel diritto che è insito nella natura umana, come il diritto alla vita, il diritto al rispetto della dignità umana, il diritto del rispetto della libertà dell'individuo.

Ancora meglio: fate uno sforzo d’immaginazione e pensate di naufragare su un’isola deserta con il vostro compagno ed i vostri figli senza avere la certezza mai di poter ritornare un giorno alla vita quotidiana lasciata prima di partire. Siete una coppia altamente conflittuale ed avevate deciso di separarvi al ritorno di questo ultimo viaggio insieme.

Siete da soli. Il luogo è impervio. Sopravvivere richiede quantomeno collaborazione: nessuno può aiutarvi, occorre trovare riparo e cibo, ed occorre mettervi in sicurezza dagli imprevisti e dalla fauna. E poi ci sono loro: i vostri figli che avete il dovere sicuramente di proteggere.

Servirà pensare all’immediato trovando un rifugio per la notte o, addirittura, costruirlo in emergenza perché la notte sta calando ed il freddo inizia a farsi sentire e non ci sono termosifoni da poter accendere o centri commerciali presso cui fare la spesa. Serve nutrirsi per rimanere in forma, per rimanere vivi per poi iniziare ad organizzarsi già per il giorno dopo.

Ebbene, in un contesto del genere dubito fortemente che si verrebbe in mente di perseverare in quel comportamento conflittuale od oppositivo che vi aveva alimentato durante il viaggio, come dubito che la separazione da Lui (o da Lei) sarebbe presente nei pensieri della giornata. Piuttosto l’unico vero pensiero che riempirebbe le vostre menti sarebbe quello di preservare la salute e l’incolumità dei figli; e questo sarebbe sicuramente un pensiero che diventerebbe comune ad entrambi semplicemente perché sono cambiate le priorità.

Perché improvvisamente il luogo e la situazione ha fatto venire meno tutta quella serie di “costrutti” che ci arrivano dall’evolversi di una società che non sempre ha espresso ragioni e valori che hanno fatto bene all’uomo e, di conseguenza, al modo di vivere i propri rapporti con l’altro.

Che cosa è cambiato in questo caso ? Semplice, sono cambiate le priorità e sono venuti meno quegli strumenti ritenuti di tutela a cui demandare le proprie decisioni: a cui demandare la pigrizia di mettersi in gioco ed essere artefici delle proprie scelte cercando negli alibi l’incapacità di affermarsi come persona, sorretti unicamente dal diritto naturale che individua solamente i capisaldi dei principi che ci devono permeare nell’anima sin dalla nascita.

Una coppia che attraversi la soglia di un tribunale da nemici è una coppia perdente in partenza. E’ una coppia perdente agli occhi del magistrato (e non pensiate che i magistrati non vi giudichino nel loro intimo ed indipendentemente dalla norma che poi dovranno applicare), è una coppia perdente per la società che vi giudica per l’incapacità di tutelare al meglio il frutto del loro amore, ma è soprattutto è una coppia perdente agli occhi dei propri figli che quasi sempre sono costretti a scegliere.

Costringere un figlio a scegliere tra un padre o una madre lo ritengo al pari di un crimine contro l’umanità. Un figlio sceglie, un figlio ama, un figlio stima, un figlio soprattutto guarda, osserva e soffre.

Ecco allora che quei mesi su quell’isola sono certo che trascorrerebbero in un clima di collaborazione reciproca perché diversa è la prospettiva, diversa è la chiave di lettura che viene imposta da un evento imprevisto e non voluto come la deriva nel mare.

Sull’isola non ci sono avvocati a cui raccontare le proprie frustrazioni, le proprie ansie e timori. Siete da soli con le vostre preoccupazioni per proteggere i vostri figli perché più li aiuterete a vivere su quell’isola e maggiori saranno le possibilità che un giorno un mercantile passi e vi raccolga o che arrivino e vi trovino i soccorsi.

Non esistono nemmeno i tribunali, quindi i problemi gioco forza, li dovrete affrontare di petto. Nessuno potrà mai dire chi ha torto o ragione: non importa, quello che importa è trovare una soluzione insieme perché il fato vi ha messi su quell’isola da soli con una grossa responsabilità: dare un futuro ai vostri figli.
Questo parallelismo che, forse, molti di voi riterranno estremo ed esagerato, non è poi così estremo e così esagerato: serva a far riflettere che il conflitto vive molto spesso del momento e dell’ambiente che ci circonda dove, spesso, le persone si mostrano aggressive e mal disposte al dialogo più per dover dimostrare qualcosa a “qualcuno” o alla società, che esserne veramente convinti.

Quanti genitori ho ascoltato in tutti questi anni che sono venuti in studio aggressivi e determinati ad epiche battaglie dovendo poi scoprire che il loro atteggiamento nasceva da una pressione ricevuta dalla propria famiglia d’origine o dalla volontà di non passare da “perdente” come era successo alla sua migliore amico/a!
Quello che voglio affermare è che non si è obbligati a vivere l’esperienza del conflitto. Perché sull’isola da subito il conflitto è sparito ? Chiedetevelo per un attimo. Perché in quel contesto il conflitto era stato reso inutile dalle priorità che in quel caso erano preservare la salute di quanto avevate di più caro, i figli, ed in quel contesto l’istinto genitoriale sommato al diritto naturale in base al quale vi riconoscevate automaticamente portatore del diritto di essere genitori ha fatto il resto esaltando la collaborazione. Forse in certi contesti le difficoltà farebbero, addirittura, portare ad una più onesta lettura di sé stessi con risultati ancora più insperati e positivi ma questa è un'altra musica.
Allora provate a pensare come agireste se foste veramente da soli a dover affrontare il confronto nel conflitto se non esistesse la possibilità di ricorrere a terze figure. E’ un operazione di analisi molto importante quanto dura perché cambia totalmente la prospettiva, cambia il vero e proprio sentimento con cui si approccia al fallimento di coppia.
Solo dopo pensate allo strumento dell’avvocato che vi sappia condurre negli aspetti tecnici ma il vero lavoro è solo, e soltanto, il vostro.

Pensateci.

Studio Legale Casale & Partners

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